TUTTI I TEMI DI MARTEDÌPOESIA
 

Le case vogliono dire: il tema dei martedìpoesia del 6 febbraio alle 18.00.

Un focus particolare sull’ospite del secondo incontro del ciclo: Umberto Fiori. Nato a Sarzana nel 1949, autore di saggi e interventi critici sulla musica, sulla letteratura e di un romanzo, il suo primo libro di poesia, Case, è uscito nel 1986. Sono seguiti diversi altri volumi e saggi tra cui, l’ultimo saggio, Le case vogliono dire (Manni, 2023) è una biografia poetica che ripercorre la propria storia con la poesia a partire dalla formazione fino a passare in rassegna le varie raccolte, punti focali nei quali si manifestano le ragioni formali di un pensare poetico. Innanzitutto le case, le facciate rappresentano l’ovvio, cioè ciò che ci viene incontro, una scena scontata e insignificante che sembra voglia dire. Le case incarnano qualcosa che da fuori interroga l’interiorità e la voce, che per Fiori “è il limite che si impone a ogni intenzione letteraria”. A parlare nelle sue poesie, quando non si limitano a registrare scene dall’esterno, è un io qualunque, un si impersonale come condizione dell’essere in comune; un io qualunque che si esprime in una lingua che nella “normalità” trova i margini delle apparizioni.

 
 

Lingue e AI: il tema dei martedìpoesia del 6 febbraio alle 18.00.

Negli ultimi anni le “macchine intelligenti” ci hanno superato nei calcoli, ma quando riusciranno a supererarci anche nei processi cognitivi più alti? Potranno pensare, o pensare meglio di noi? Sono questioni che investono anche il contesto poetico: è possibile generare poesie? L’intelligenza generativa sa cos’è poesia? La lingua degli altri poeti e di quelli che sono venuti prima di noi, potremmo dire la tradizione, è un database al quale attingere? Come si distingue il ruolo della macchina da quello dell’autore umano? Siamo chiamati solo a guardare i risultati della macchina, oppure da quei risultati capiamo qualcosa della peculiarità del comporre una forma a partire dal vissuto?

 
 

Letture: un momento corale di letture il focus dei martedìpoesia del 5 dicembre alle 18.00.

Come in una grande foto di gruppo, che idealmente abbraccia i protagonisti dell’ultimo appuntamento e tutti quelli che hanno dato vita ai precedenti incontri, il focus sarà collettivo, affidato alle letture corali di sei voci poetiche di rilievo del nostro tempo: Andrea Longega, Maddalena Lotter, Gabriella Musetti, Piero Simon Ostan, Francesco Targhetta e Anna Toscano. Ciascuno attingerà dai propri versi e dalle proprie raccolte.

 
 

Il vivente: il tema dei martedìpoesia del 7 novembre alle 18.00.

Il verso è un organismo vivente, nella cui durata si incarna il senso non solo nel battere degli accenti, ma anche nelle relazioni tra i suoni e il disporsi delle parole. Le forme di vita producono segni per comprendere l’ambiente: ad esempio l’incedere di una volpe nel bosco assume significato per le sue prede e i suoi predatori, così come un nido su un albero. Un flusso continuo di segni proviene dal passato, che è dentro ogni organismo vivente, e dal presente si protende già nel futuro, un futuro possibile, che vive adesso.

 
 

La lingua: il tema dei martedìpoesia del 3 ottobre alle 18.00.

Quando parliamo il nostro respirare è modulato per esprimere i suoni, che si articolano grazie a schemi motori complessi, reclutati da varie zone del corpo, attivando anche mani, schiena, visceri, viso, altri muscoli. Nel respiro di quei suoni scorre un senso: con la lingua noi pensiamo e il pensiero è già suono nella mente, in quanto non esiste differenza tra la parola che lì si forma e quella pronunciata con emissione di fiato.

La lingua come identificazione del proprio io, della propria esistenza, come ponte verso il mondo. Siamo vivi prima della lingua? Se si, la poesia è quella tensione verso la vita inconoscibile prima della lingua?

 
 

Io chi?: il tema dei martedìpoesia del 6 giugno alle 18.00.

Io, ma chi è io? Cosa è o chi è l’identità che assumiamo o pensiamo di assumere? E ancora chi prende parola in poesia? La voce di un corpo racconta il suo vissuto o è quella di chiunque? Quale voce sentiamo quando leggiamo un testo? Come si può stare dentro e fuori l’esperienza per abbracciare un punto di vista più ampio? Più vicino all’oggettività di una realtà che non sappiamo se effettivamente esiste e in quali modi.

Deleuze parla di «quarta persona singolare», di singolarità, per dire il momento in cui l’esperienza esce dall’individuo per risuonare in quella dell’altro. Ciascun essere umano è incarnato e situato con il corpo nell’ambiente e ciò che percepiamo diventa il nostro mondo, che accade e costruisce l’identità a partire dal nostro agire nello spazio. Il modo di percepire crea in noi un luogo di presenza vissuta dove dentro e fuori si tengono insieme (sono «visti» allo stesso modo), facendoci stare tra le cose, ma al contempo vicini e distanti da esse. Sospesi nell’incompiuto dove spazio e tempo, vivi e morti, esistono simultaneamente.

Da espressiviste a rifunzionalizzate, da interposte persone ad abitudine zero, come sono mutate nella modernità le forme poetiche dell’identità? Si può parlare oggi di identità in relazione alla poesia?

 
 

Tempo: il tema dei martedìpoesia del 9 maggio alle 18.00.

Raccontare in un determinato spazio un’esperienza è il modo in cui un essere umano concepisce il tempo, nel momento in cui egli dà senso al movimento di eventi e relazioni, altrimenti incoerenti e potenziali.

Non ci limitiamo soltanto a registrare l’istante presente, ma tratteniamo ciò che è appena accaduto (già assente) e intuiamo ciò che sta per accadere, abbracciando un «campo di presenza vissuta» e possibile, che dà forma alla coscienza interna del tempo e che va a formare la narrazione di sé, estesa al passato e al futuro.

Percepire il presente mentre accade è però impossibile poiché, come è stato dimostrato, tra il momento in cui il corpo interagisce con l’ambiente e l’esserne coscienti vi è un ritardo neuronale, cioè un arco di tempo, definito «compresso», come anche nel caso della luce fossile delle stelle. Il presente è dunque ricordato e sfugge alla coscienza, che ne prende atto quando la risposta neurale è già avvenuta. Il dilemma è «sapere senza essere e essere senza sapere».

In una poesia il tempo e il modo dei verbi collocano la scena della mente, insieme ad altre figure, per farla accadere qui, in questo momento e ogni volta, nel rito della lettura, in un continuo impossibile presente.

 
 

Natura: il tema dei martedìpoesia del 4 aprile alle 18.00.

Natura, paesaggio, ambiente: l’essere umano si muove nello spazio, portando con sé il proprio vissuto. Siamo situati e incarnati nello spazio in cui ci muoviamo, che è sempre abitato dallo sguardo e dalla memoria. Potremmo quasi dire che la rappresentazione della natura è mitica e affonda nel simbolico della nostra specie.

Nel mondo classico la natura tende ad essere contemplata in rapporto al fare dell’uomo; l’urbs viene preferita alla rus; silva è addirittura il luogo dell’errore e, per Platone, della materia informe, primordiale. Óros è il luogo selvaggio, legato al sacro, al non umano, cioè i monti sono considerati le dimore degli dei o dove essi incontrano l’uomo. A nessuno sarebbe mai passato per la testa di fare trekking per scrivere il proprio nome sul libro vetta. La natura non era né umanizzata né considerata il teatro narcisista di gesti atletico-sportivi.

 
 

Spazio: il tema dei martedìpoesia del 7 marzo alle 18.00.

Fin dove arriva lo spazio del testo? E da dove proviene, come si costruisce? Leggere una poesia è forse muoversi nello spazio per percepirlo tramite la materia sonora cosciente, da cui scaturisce il senso e la sua componente emotiva?

 
 

Percepire: il tema dei martedìpoesia del 7 febbraio alle 18.00.

Percepire è il modo in cui il nostro corpo agisce nello spazio. Il corpo è la sorgente dello spazio percepito. Cosa significa vedere? Con cosa percepiamo? La coscienza è la nostra esperienza del mondo, è «sentirsi vivi» a partire dal vissuto senso-motorio.

Siamo dunque incarnati e situati con il corpo nell’ambiente, il quale diviene così il nostro mondo.