IA & Poesia 3

L’ultima edizione del Festival pordenonelegge ha incrementato la propria attenzione ai risvolti dell’Intelligenza Artificiale (IA) sui processi creativi istituendo, nella Galleria Harry Bertoia, uno spazio capace di offrire esperienze interattive dove, non solo il pubblico, ma anche gli autori hanno potuto confrontarsi direttamente con la strumentazione messa a disposizione da questa potente tecnologia.
Come ha spiegato Alberto Garlini, tra i curatori di pordenonelegge e coordinatore degli eventi organizzati all’interno della Galleria, «L’intelligenza artificiale può essere una compagna di scrittura: stimola idee, suggerisce soluzioni narrative, esplora linguaggi. Non sostituisce, almeno per ora, la creatività umana, ma può amplificarla, aprendo spazi nuovi tra intuizione e calcolo, tra stile e struttura».

Tra gli incontri proposti, a smuovere un interessante dibattito è stato quello che mi ha vista partecipe, insieme a Tiziano Broggiato, Claudio Damiani e Carmen Gallo, di un reading sui generis dove, a presentarci, è stato un avatar creato tramite l’IA e durante il quale, mentre ciascuno di noi leggeva i propri testi, un grande monitor alle nostre spalle proiettava immagini, prodotte dall’IA, che andavano a rappresentare iconograficamente i nostri versi.

La realizzazione delle immagini non è avvenuta in simultanea, poiché le poesie erano state inviate tempo prima in modo che i tecnici potessero addestrare la macchina e consentirle di fornire un risultato il quanto più possibile soddisfacente.
Ciò che emerso, nella discussione condotta da Roberto Cescon alla quale ha preso parte il pubblico presente e noi autori, è stato assai significativo per provare a tracciare alcune ulteriori linee di riflessione relative al dibattito tra creatività e IA.

Innanzitutto l’audience ha manifestato una certa insofferenza alla proiezione che, a detta di molti, distraeva, senza portare alcun arricchimento, dall’ascolto delle poesie; inoltre, l’affinità tra testi e immagini è stata reputata alquanto scarsa e incapace di riprodurre le particolarità di ogni scrittura.
In effetti, anche noi autori abbiamo riscontrato un appiattimento, nella riproduzione visuale, della vivacità e della diversità tra i nostri stili e contenuti. Il passaggio da parola a immagine mediate IA non è stato in grado, in altre parole, di compiere un gesto creativo, dal momento che non ha generato alcun prodotto artistico capace di suscitare un extra-sguardo, svolgendo al più un’azione di sfondo decorativo alla lettura.

Ovviamente sarebbe opportuno conoscere come è avvenuto l’addestramento, cioè che input sono stati forniti alla macchina per produrre quel tipo immagini (per esempio se sono state caricate, per ogni autore, solo le poesie lette o anche altre della propria produzione; se sono state fornite informazioni sulla poetica di ogni autore; se è stato indicato uno stile artistico da seguire nell’elaborazione visuale, ecc.) e sarebbe interessante provare a compiere altri esperimenti di questo tipo affinando sempre di più le istruzioni, in vista di potenziali desiderata da raggiungere.

Ciò che però risulta evidente è che senza un coordinamento artistico che guidi il gesto tecnico del prompting, ovvero senza una mente umana avvezza all’arte e alla creatività, l’IA mostra tutti i suoi limiti di strumentazione che necessita di essere guidata per ottenere taluni risultati i quali, più hanno a che fare con il non numerabile, più tendono a rimanere saldamente ancorati all’essere umano.

 
 
 
 

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