La voce poetica di William Wall, tanto lirica quanto ironica, si muove senza contraddizione fra un registro intensamente intimo e uno pubblico, fra personale e politico. Poeta influenzato, per sua stessa ammissione, da Yeats e dai grandi autori del Modernismo, ma anche dalla Beat Generation – combinazione suggestiva e inaspettata –, Wall ha saputo articolare in versi originali e autorevoli le sue riflessioni sui temi cruciali della poesia del nostro tempo: i contrasti abrasivi dell’amore e il bruciante sentimento della perdita, la comprensione per il delicato equilibrio ambientale e per la fragilità del paesaggio, la fredda ferocia di certo capitalismo. Un autore, insomma, che si trova a suo agio mentre mescola, in modo davvero sapiente, gli accenti della poesia civile con quelli della lirica più intima, privata.
La raccolta che qui presentiamo offre al lettore italiano una scelta di poesie tratte dalle raccolte fin qui pubblicate da Wall, dalle prime liriche d’amore ai componimenti sulla morte dei genitori, dai versi recenti sull’Italia, Paese dove vive per buona parte dell’anno, a quelli sulla sua terra d’origine, l’Irlanda. E nella poesia di Wall, in effetti, risulta del tutto evidente l’amore profondo per la nostra lingua, così come ovviamente per la letteratura italiana, in particolare per due fonti di ispirazione molto diverse fra loro ma sempre importanti, Dante e Gramsci. Questa raccolta, tradotta da Adele d’Arcangelo, appare come una sorta di album emotivo e filosofico, arguto e pungente, sempre ad alta intensità espressiva, nel quale prendono vita le passioni pubbliche e private che William Wall ha coltivato in una vita di scrittura.
Antonio Riccardi
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