La poesia slovena ha occupato storicamente una posizione marginale anche dal punto di vista linguistico; proprio per questo è sempre stata particolarmente aperta alle correnti creative provenienti dall’esterno dei propri confini. Una volta entrata pienamente nell’orizzonte globale, essa ha iniziato a confrontarsi sempre più direttamente con problematiche che travalicano il contesto nazionale: la crisi finanziaria, le guerre, le migrazioni, la crisi climatica e altre questioni che definiscono il nostro presente. Quei dettagli che un tempo potevano apparire come semplici proiezioni di un mondo interiore si trasformano oggi in espressioni di rabbia, apatia o impotenza di fronte a un sistema che viene sempre più spesso nominato e affrontato esplicitamente.
In un certo senso non sorprende che questa nuova intersezione tra dimensione intima e dimensione politica coincida con il fatto che oggi la maggioranza delle voci poetiche slovene sia costituita da autrici. [...] Più che come un’operazione di innovazione, l’antologia si presenta come una scelta, una sorta di passaggio del testimone che riunisce tanto autori già introdotti e ormai ben presenti nel panorama italiano quanto voci che vi si affacciano solo ora.
E parlando di «testimone» è difficile non soffermarsi sul duplice significato della parola: le voci poetiche di questa raccolta testimoniano infatti un tempo in rifrazione, un’epoca attraversata da trasformazioni che si riflettono non solo nella realtà circostante, ma anche nell’evoluzione delle poetiche dei singoli autori.
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