La pietra e il prato – Antonella Bukovaz

 

Una pietra, è questa l’occasione per Antonella Bukovaz di costruire un poemetto materico e interrogante. La pietra sta nel prato, viene raccolta, lanciata, portata nello zaino, custodita in casa. La sua immobilità apparente medita su movimenti tanto geologici quanto emotivi, linguistici, familiari.
Da una parte c’è la pietra con la sua compatta resistenza al tempo. Dall’altra un prato, evocato già dal titolo, che è esposto al mutamento delle stagioni, allo sfalcio. In mezzo, la voce. La Valle, l’Isonzo, il Montasio, Idrija, Raibl, Caporetto, Stromboli. Le pietre raccolte sono reperti affettivi di una storia personale e collettiva. Ogni luogo è un deposito di stratificazioni in cui il tempo umano incontra un tempo più vasto. Trasformando la geologia in una forma di autobiografia scandita dal dolore e dalla sopravvivenza.
Il poemetto, in atto unico, richiama Mandel’štam, Cvetaeva, Brodskij, Caillois, Primo Levi, Parise, Brancusi, Dylan Thomas. Le note poste accanto ai versi (e non, come d’uso, a piè di pagina) puntellano presenze chiamate a testimoniare il rapporto tra forma e caduta, materia e parola.
La pietra e il prato è un’attesa che si apre a una conoscenza più precisa e più fragile. Il verso procede per attriti, fenditure, e tiene assieme gesto domestico e cosmologia, corpo e minerale. È un libro, questo, sulla permanenza. Alla domanda «cosa resiste in te?» Bukovaz offre come risposta il prato dove deporre il peso, la pietra da ascoltare, il tempo da abitare senza illudersi di possederlo.